LA VOCE DELLA LUNA

Ilaria Depari, Lucia Lamberti, Vale Palmi, Armenia Panfolklorica, Linda Rigotti, Golzar Sanganian

18|06-16|07|21

Allo scoccare degli anni ‘90, apice della così detta società dello spettacolo, Federico Fellini gira “La voce della luna”, film liberamente ispirato al romanzo “Il poema dei lunatici” (1987) di Ermanno Cavazzoni.

Sia il romanzo che il film raccontano di una linea di realtà allucinata e notturna, che corre tangente a quella ufficiale e civile, caratterizzata da personaggi fortemente romantici e indifesi, incapaci di accordarsi con il conformismo divenuto sistema egemonico. Questa mostra desidera esplorare e ripercorrere, senza alcun preconcetto, una lettura della realtà e della prassi artistica di tipo fortemente poetico, giocoso e spontaneo. Proprio come nell’opera cinematografica di Fellini anche in questo contesto l’immaginazione, lungi dall’essere una postura di disimpegno, è piuttosto una forma gentile di resistenza ad una certa opacità. Il progetto espositivo è volutamente non curato, questo per lasciare libere le artiste di costruire autonomamente e senza mediazione il proprio territorio di gioco e le leggi che lo regolano.

Ilaria Depari
“Attraverso una combinazione di formazione etnografica e approccio visuale, le mie esplorazioni artistiche si focalizzano sulla sovversione delle identità di genere e sulla de-costruzione delle corporeità. Cerco di spingere il linguaggio fotografico al di là di una sua collocazione esterna rispetto all’oggetto rappresentato, proiettando lo spettatore all’interno di un’esperienza il cui significato è demandato alla sua compartecipazione con il mio lavoro”.

Lucia Lamberti
“Nel paesaggio leggiamo gli effetti dell’intelligenza: si manifestano la potenza, il progresso tecnico, la stratificazione storica, l’attenta pianificazione per le generazioni successive oppure l’incuria e lo sfruttamento incondizionato delle risorse. Gli acquerelli di questa serie sono atti meditativi, una riflessione per immagini sul rapporto fra volontà e realtà”.

Vale Palmi
“Il mio è un percorso in salita, un cammino ascendente il cui obiettivo è il raggiungimento di altre dimensioni attraverso una modalità di lavoro che si potrebbe definire “scientifico-spirituale”. L’Arte è la mia scala, il medium migliore per indagare uno dei grandi temi dell’umanità: la Morte e la potenziale Vita dopo la Morte che si sviluppa nell’Aldilà”.

Armenia Panfolklorica
“È come se nel nomen toccatomi in sorte sia stato scritto il mio omen artistico, e che non sia dunque un caso se il mio lavoro trae ispirazione da terre e civiltà a cavallo tra Europa e Asia. Da questi luoghi-limite prendo a prestito linguaggi, temi e forme. La chiave di volta che opera la fusione la cerco e la trovo nel teatro delle origini, passando per le sacre rappresentazioni di strada di origine medievale, come ancora per tutta la vasta ritualità cristiana, che ha rivestito il ben più antico retaggio popolare pagano”.

Linda Rigotti
“Il lavoro dell’Arte è per me uno strumento di ricerca di senso (e dunque in costante movimento); il tentativo di dare un ordine attraverso l’esercizio della scelta (e dunque della perdita); esplorare territori sconosciuti, scoprirne di inaspettati, ascoltare. Cercare un’armonia, un’unione, la linea che congiunge tutte le cose”.

Golzar Sanganian
“Uso materiali originari e naturali costruendo forme che hanno un carattere architettonico e allo stesso tempo alludono ai comportamenti umani e sociali. In particolare, i miei lavori sono una riflessione sul mio stato d’animo. L’indagine dello spazio e la combinazione dei materiali organici e inorganici tenta di mettere in contrasto stati di fragilità e prepotenza e allo stesso tempo evidenzia la loro interdipendenza”.

Project room: Lorenzo Di Lucido.

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Orari: martedì, giovedì, venerdì dalle 15 alle 19 solo su appuntamento.
La mostra è sempre visibile dall’esterno del museo.