EPISTÈME
Distinguere senza separare.

Marina Gasparini, Martina Roberts, Silvia Vendramel.

08|10 – 05|11|21

Nel corso di tre anni di attività, con all’attivo quindici progetti espositivi e un ampio numero di incontri pubblici e progetti collaterali, il museo ha cercato di intessere un discorso in stretta relazione con la contemporaneità, ritenendo l’arte un modo per lavorare sulle strutture che formano e determinano l’assetto di una società.
I vari progetti espositivi non sono stati intesi solo come un momento celebrativo del lavoro dei singoli artisti, bensì come un dispositivo per conoscere e approfondire, attraverso l’arte, le strutture di pensiero sulle quali si fonda il nostro tempo: un’arte come strumento conoscitivo, dunque.
Mai come oggi dovrebbe apparire inequivocabile il fatto che la conoscenza, e quindi il lavoro intellettuale in senso esteso e trans-disciplinare, sia fondamentale non solo per attraversare periodi di crisi e incertezza, ma anche per scongiurare la dissoluzione della civiltà stessa. Nel suo testo “Le parole e le cose”, il filosofo Michel Foucault descrive i “codici fondamentali” che fondano una cultura e che influenzano non solo il modo di pensare corrente, e quindi la gestione di determinate situazioni, ma anche l’esperienza stessa dell’essere al mondo. Evidente, allora, come sia idealmente opportuno, oggi più che mai, un esercizio epistemico, condiviso e diffuso, e non una cultura dei pochi che domina paternalisticamente sui molti come direbbe Cesare Zavattini.
In un esercizio di conoscenza equilibrato e cauto va oggi rilevato il fenomeno, largamente diffuso e in costante affermazione, della dipendenza epistemica: l’affidare ad altri l’universo delle proprie conoscenze. I codici, così, non vengono creativamente conosciuti e sviluppati bensì mutuati, accettati aprioristicamente. Come se qualcuno, in una stanza piena di persone, affermasse che fuori piove e nessuno sentisse il bisogno di verificare se effettivamente ciò stia realmente accadendo.

Per cercare di affrontare questo tema, così delicato e di enorme interesse per la collettività, non ci si poteva che affidare all’esperienza creativa di tre artiste di incredibile qualità e rigore, che nel corso della propria vicenda artistica sono riuscite a dissolvere le artificiali sovrastrutture che inibiscono un reale processo conoscitivo. Quello che offrono a noi sono delle prelibatezze, frutto di una faticosa e profonda aratura. Ognuna di esse, pur mantenendo una specificità di linguaggio, affronta e risolve il capitale (storico) conflitto tra un sapere metafisico e uno di tipo tecnico-scientifico. Il valore più significativo che si intravede nella loro ricerca è quello di aver scoperto il modo di distinguere senza separare, riconciliare gli opposti. Anche la felice oscillazione tra una dimensione strettamente artistica e un’altra legata all’artigianato, al lavoro manuale e alla sapienza dei materiali, raccontano di una ricerca calata nel mondo e nella sua multiformità, in alcun modo ostaggio di rigide meste ortodossie. I presupposti del lavoro di queste tre artiste, e la prassi che utilizzano per delineare la propria ricerca, riteniamo possano offrire molti importanti spunti a un periodo storico dove le forze in campo tendono a porsi unidirezionalmente verso le polarità, piuttosto che cercare un salutare equilibrio nel centro, inibendo in questo modo la natura stessa del processo conoscitivo.
Come da un anno a questa parte, il progetto espositivo è pensato principalmente per essere visto dall’esterno del museo, attraverso le sue monumentali vetrate. In questo modo vogliamo suggerire che sono le opere a dover andare oggi verso il pubblico e non più viceversa. Inoltre, in questo modo la mostra è democraticamente esperibile da chiunque in qualsiasi momento del giorno o della notte, in autonomia. Diversamente, l’interno del museo rimane vuoto: un’assenza che ci ricorda l’importanza di comprendere e interpretare in modo nuovo il nostro tempo.­­­

Il progetto è curato da Marcello Tedesco.

La mostra è sempre vis­ibile dall’esterno del museo.
Orari: venerdì dalle 15 alle 19, solo su appuntamento scrivendo a info@museotemporaneonavile.org